Lezioni di volo, adolescenza e maturità tra Italia e India

ConSequenze

[img_assist|nid=5193|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]A cinque anni di distanza dall’uscita del suo ultimo film, Domani, Francesca Archibugi torna dietro la macchina da presa con Lezioni di volo, un ambizioso progetto sospeso tra Italia ed India, l’adolescenza e la maturità. Temi importanti per la regista, cui ci ha ben abituati sin dall’esordio con Mignon è partita, passando poi per Il grande cocomero, a cui però stavolta si aggiunge la tematica concreta del viaggio esotico, in località remote, lontane dal mondo ovattato occidentale.

Protagonisti della vicenda sono due ragazzi romani, Apollonio (interpretato dall’esordiente figlio d’arte Andrea Miglio Risi), e Marco, (Angel Tom Karumathy). Hanno diciotto anni e poca voglia di impegnarsi a scuola e nella vita. Apollonio appartiene ad una famiglia ebrea. Suo padre (Flavio Bucci), noto antiquario, è un uomo intransigente e decisamente all’antica. Sua madre (Anna Galiena), una donna svampita e superficiale. Marco è indiano ed è il figlio adottivo di una psicologa depressa (Angela Finocchiaro) e di un giornalista fedifrago (Roberto Citran).

I due ragazzi sono amici per la pelle, inseparabili tanto da essere ribattezzati Pollo e Curry. Bocciati alla maturità, si inventano che Marco/Curry è in crisi di identità ed ha bisogno di andare alla scoperta delle proprie radici. Riescono a convincere i rispettivi genitori e partono per una lussuosa vacanza in l'India. Peccato che le cose non sempre vadano nel verso giusto! Appena giunti a destinazione vengono derubati di tutti i loro averi, soldi, carte di credito, cellulari, e per loro inizierà il vero viaggio di scoperta, al di fuori dai circuiti turistici. Sul loro cammino incontreranno la bella Chiara (Giovanna Mezzogiorno), ginecologa di una Onlus internazionale che ha deciso di dedicare la sua vita agli altri, una donna apparentemente decisa, in realtà fragile e sola.

L’incontro con Chiara sarà fatale per Pollo: lui che è sempre stato passivo, con poco voglia di tutto, indifferente anche alle ragazze, finirà per innamorarsi di questa donna molto più[img_assist|nid=5194|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=384] grande e così diversa da lui. Curry intanto cercherà la madre naturale e troverà le sue origini. Alla fine della loro avventura i due otterranno finalmente il loro tanto agognato brevetto di volo.
Ci sono dei Paesi che certamente non lasciano indifferenti. Chi li visita, chi li scopre, al di fuori dei tour organizzati e dei grandi hotel, ne viene toccato, rapito, segnato per sempre, in fondo all’animo. Uno di questi è proprio l’India, una delle mete classiche, specie di quella gioventù degli anni Settanta, cui la stessa Archibugi appartenne.
Ed intorno all’India, terra povera, brulla, polverosa ma spiritualmente ricca, che si svolgono le vicende di questi due ragazzi che, sono ben lontani da quelli della gioventù mocciana di Ho voglia di te o dagli studentelli de La notte prima degli esami, seppur appartenenti alla stessa generazione.

I due protagonisti di Lezioni di volo sono due ragazzi normali, nel vero senso della parola, più comuni e mediocri che fenomeni, due che anzi tentano la fuga da un mondo, quello occidentale, che non li rappresenta e finalmente trovano, a distanza di migliaia di chilometri, se stessi. Figli che provano a crescere lontani da famiglie iper – affettive, che vorrebbero [img_assist|nid=5195|title=|desc=|link=none|align=left|width=448|height=640]crescerli al riparo da tutto e tutti  e che, nel cuore pulsante dell'India trovano una giovane donna che insegnerà loro regole e responsabilità, il gusto delle grandi sfide e la fatica della competizione.
La Archibugi ha quindi il merito di offrirci un’immagine dei giovani d’oggi assolutamente nuova, ragazzi che si lasciano scorrere addosso la vita ma che, quando si mettono in gioco, sanno anche districarsi, e bene, tra le insidie e le sorprese che il mondo, specie se sconosciuto, gli propone.
Al di là dell’interpretazione non proprio convincente dei due attori esordienti (piuttosto incolori e spenti, al di là di qualche battuta divertente che strappa il sorriso) e alla conferma di una Giovanna Mezzogiorno, bella da paura e soprattutto brava, il film è senz’altro godibile per quel suo modo lieve (forse anche troppo) di andare a sorvolare su temi che richiederebbero una maggiore attenzione ed introspezione.