Italia Contemporanea. Gli artisti dell'Officina San Lorenzo al Mart di Rovereto

Verniss@ge
[img_assist|nid=20098|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]TRENTO - Inaugura venerdì 15 maggio al Mart di Rovereto la collettiva Italia Contemporanea. Officina San Lorenzo che ripercorre la vicenda artistica di un gruppo di artisti che si sono imposti nel panorama internazionale tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, e che hanno rappresentato un importante contributo al rinnovamento di pittura e scultura in Italia. Officina San Lorenzo negli anni ha finito per identificare le ricerche artistiche di Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio, Pizzi Cannella e Marco Tirelli. La mostra è curata da Daniela Lancioni e rimarrà visitabile fino al prossimo 27 settembre.
Erano un gruppo di artisti romani, e lavoravano in studi improvvisati negli spazi dismessi dell'ex pastificio Cerere. Il quartiere era quello di San Lorenzo, il periodo la fine degli anni Settanta. Avvicinati non da un programma, ma da una poetica comune, questi artisti hanno rimesso la pittura e la scultura al centro della pratica artistica. Privilegiando le responsabilità individuali, l’esercizio dell’invenzione che riacquista vigore là dove si misura con un linguaggio condiviso e riabilitando i concetti screditati di unicità e autonomia dell’opera.
La mostra del Mart ripercorrerà le loro vicende artistiche, con un totale di oltre cinquanta opere tra sculture, pitture e ambienti, datate dal 1979 al 2008. Tra gli altri lavori, saranno esposti Morpheus e Loggia (1979) di Bruno Ceccobelli provenienti entrambi dal Groninger Museum, il dipinto di Gallo intitolato Incantato del 1983, il primo dove compare l’emblematica figura del vecchio saggio, le sculture di Nunzio con le quali l’artista vinse nel 1986 il premio per la giovane arte della Biennale di Venezia. Tra le opere di Tirelli sarà esposta la grande pittura su carta intelata Senza titolo del 1989. Sarà ricostruita una Camera picta di Gianni Dessì (1991), mentre di Pizzi Cannella saranno esposti alcuni tra i dipinti più impegnativi dei suoi principali cicli pittorici, dagli Abiti ai Ferri battuti, dai Bagni turchi ai Polittici.

Bruno Ceccobelli nasce a Todi nel 1952. A Roma frequenta l’Accademia di Belli Arti, dove si diploma in scenografia con Toti Scialoja. Nel 1977 tiene a Roma la sua prima personale allo Spazio Alternativo. Nel 1978, insieme a Gianni Dessì e Giuseppe Gallo espone alla Galleria Ugo Ferranti di Roma e l’anno successivo alla Galleria Yvon Lambert di Parigi, galleristi con cui avvia allora una lunga collaborazione. Nel 1979 partecipa alla rassegna Europa 79 a Stoccarda. Nel 1981, sempre con Dessì e Gallo, espone al Groninger Museum di Groningen e nel 1983 alla Salvatore Ala Gallery di New York. Tra il 1984 e il 1985 tiene due mostre personali alla galleria di Gian Enzo Sperone, prima a Roma poi a New York. Nel 1984 espone alla mostra Ateliers presso l’ex Pastificio Cerere a San Lorenzo, dove Ceccobelli ha da poco trasferito il suo studio.
Alla fine degli anni Settanta, abbandonate le iniziali ricerche[img_assist|nid=20099|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=531] concettuali, Ceccobelli recupera tecniche e modalità della pittura e della scultura. A queste accosta l’uso di materiali naturali e di oggetti di recupero. Cenere, zolfo, cera, piombo, catrame, con le loro particolari tonalità e consistenze, contribuiscono a caricare le immagini di una forza evocativa che allude ai primordi del linguaggio visivo. Nei suoi dipinti e nelle sue sculture si muove un universo di simboli e icone (segni alfabetici e numerici, pesci, croci), che mira a disvelare l’essenza stessa della realtà attraverso la personale visione dell’artista.Nel 1984 e nel 1986 partecipa alla Biennale di Venezia. Sempre nel 1986 espone alla Quadriennale di Roma. Ampie rassegne vengono dedicate al suo lavoro dal Museum Centre Saydie Bronfman di Montreal (1993), dalla Galleria d'arte Moderna di Rimini (1993) e dal Museo d’Arte Contemporanea di Riccione (2000). Nel corso degli anni Novanta Ceccobelli inizia a dedicarsi anche alla lavorazione del marmo. Nel 2005 presenta la mostra Grandi opere 1989-2005 presso la galleria Guastalla Centro Arte di Livorno e pubblica il libro Tempo senza tempo della pittura (De Luca, Roma).

Gianni Dessì nasce a Roma nel 1955. Studia all’Accademia di Belle Arti dove si diploma in scenografia con Toti Scialoja. Inizia a collaborare a metà degli anni Settanta con il teatro d’avanguardia. Nel 1980 tiene la prima personale alla Galleria Ugo Ferranti di Roma e alla Galleria Yvon Lambert di Parigi. Nel 1981 con Bruno Ceccobelli e Giuseppe Gallo partecipa ad alcune importanti collettive all’estero: al Groninger Museum di Groningen (1981) e alla Salvatore Ala Gallery di New York (1983). Negli stessi anni Dessì prende uno studio nell’ex Pastificio Cerere a San Lorenzo, dove nel 1984 partecipa alla mostra Ateliers curata da Achille Bonito Oliva. L’anno successivo espone alla Galleria Sperone di Roma e alla Sperone Westwater di New York.
Nei lavori di quel periodo, Dessì fa convivere una sobrietà cromatica con un’ampia varietà di interventi sulla tela. Lacerazioni, incisioni, sovrapposizioni di piani, inserzioni materiche e cancellazioni testimoniano una complessità di intervento gestuale e materico che, in forme diverse, rimarrà costante nella sua opera, insieme alla presenza in ogni immagine di un nucleo centrale, che serve da punto di fuga prospettico ideale, da punto d’incontro tra lo sguardo dell’autore e quello dello spettatore. A metà anni Ottanta, mentre l’attività espositiva si intensifica con mostre a Roma, Berlino, Parigi e New York, la sua pittura si anima di un nuovo rapporto col colore, che si accende fino a esplodere nei gialli di opere come Campione (1988) e Camera picta (1991). In quest’ultima opera, di cui realizzerà differenti versioni, l’intero ambiente è trasformato in una grande visione pittorica con un unico punto prospettico. Partecipa alla Biennale di Venezia (1984, 1986 e 1993) e alla Quadriennale di Roma (1986, 1996). Nel 1995 la Galleria Civica di Trento ospita la sua prima mostra antologica in un museo italiano. Nel 2003 presenta per la prima volta alla Galleria dell’Oca alcune sculture, che inaugurano il serrato dialogo tra pittura e scultura approfondito nella personale che gli ha dedicato il Macro di Roma nel 2006.

Giuseppe Gallo nasce nel 1954 a Rogliano (CS). A Roma frequenta la facoltà di architettura e nel 1976 tiene la sua prima mostra alla Galleria Ferro di Cavallo. Nel 1979 espone per la prima volta all’estero alla rassegna Europa 79 di Stoccarda. E lo stesso anno stabilisce il suo studio a San Lorenzo negli spazi dell’ex Pastificio Cerere. Nel 1980 tiene una personale alla Galleria Ugo Ferranti, dove esporrà spesso negli anni successivi. Con Bruno Ceccobelli e Gianni Dessì, partecipa a due importanti collettive al Groninger Museum di Groningen nel 1981 e alla Salvatore Ala Gallery di New York nel 1983. Nel 1984 con gli stessi artisti, e con Domenico Bianchi, Nunzio, Piero Pizzi Cannella e Marco Tirelli, partecipa alla mostra Ateliers, curata da Achille Bonito Oliva. Dai primi anni Ottanta, abbandonate le modalità concettuali degli esordi, Gallo si dedica alla definizione di un nuovo modo di intendere l’immagine dipinta, considerando anche l’impiego di una tecnica antica come l’encausto. I quadri si animano di immagini e simboli dai colori accesi che si muovono sul limite che separa la figurazione dall’astrazione. In molte opere accosta particolari di immagini senza rispettare una logica stringente, con l’intenzione di generare nello spettatore un effetto straniante e rivelatore. Nel 1985 espone per la prima volta alla Galleria Sperone di Roma e l’anno successivo alla Sperone Westwater Gallery di New York. Nel 1986 partecipa alla Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia, dove nel 1990 avrà una sala personale. In quest’occasione Gallo presenta un’installazione di sculture e disegni in cui fa convivere modalità espressive diverse, come accadrà in molti lavori degli anni Novanta. Importanti personali sono state recentemente dedicate al suo lavoro dalla Galleria Civica d’Arte Moderna di Spoleto (Percorso Amoroso. Sculture 1986-2004, 2004), dal Macro di Roma (All in, 2007) e dalla Kunsthalle di Mannheim (2008).

Nunzio Di Stefano nasce nel 1954 a Cagnano Amiterno (AQ). Studia all’Accademia di Belle Arti di Roma, diplomandosi in scenografia con Toti Scialoja. Nel 1973 è il primo artista a stabilire il suo studio nell’ex Pastificio Cerere a San Lorenzo.
Nel 1981 tiene la prima personale alla Galleria Spazia di Bolzano, dove espone una serie di sculture in gesso. Queste opere, le cui superfici sono animate da lievi movimenti concavi e convessi, inaugurano quell’intreccio continuo tra piano e volume, tra pittura e scultura, che sarà caratteristico di molti lavori successivi. Nel 1984 espone all’Attico di Fabio Sargentini e poi alla Galleria Annina Nosei di New York. Lo stesso anno apre il suo studio a San Lorenzo per la mostra Ateliers curata da Achille Bonito Oliva. Nel 1986 sempre all’Attico espone alcune opere in legno con interventi di cera, carbone, pigmenti e piombo. Lo stesso anno vince il Premio 2000 per il miglior giovane artista alla LXII Biennale di Venezia. Nell’antologica che gli dedica la Galleria Civica di Modena nel 1987 sono raccolte le prime opere in legno combusto: sculture ricoperte da una uniforme coltre di colore nero ottenuta trattando la superficie del legno con la fiamma ossidrica. Dall’inizio degli anni Novanta, mentre si moltiplicano le occasioni espositive sia in Italia sia all’estero, i lavori di Nunzio sembrano guadagnare una nuova dimensione spaziale. Accanto alle sculture che nascono in rapporto con la superficie della parete o del pavimento (Selva del 1990, Salina del 1993), altre opere stabiliscono un dialogo diretto con lo spazio che attraversano e di cui ridefiniscono l’architettura (Tentazione del 1989, Nascondiglio del 1995). Nel 1992 presenta un ampio nucleo di sculture in bronzo alla Galerie Triebold di Basilea. Nel 1995 riceve la Menzione d’Onore alla Biennale di Venezia. Importanti mostre personali si sono tenute di recente al Macro di Roma nel 2005 e al Museo d’Arte Contemporanea di Belgrado nel 2006.

Piero Pizzi Cannella nasce a Rocca di Papa (RM) nel 1955. Frequenta prima l’Accademia di Belle Arti di Roma poi la facoltà di filosofia dell’Università “La Sapienza”. Nel 1977 tiene a Roma la prima personale a La Stanza. Nel 1984 presenta la mostra Interni e figure presso la galleria L’Attico di Fabio Sargentini, con cui inizierà allora una duratura collaborazione. Nelle opere esposte in quell’occasione appaiono per la prima volta figure e oggetti isolati su uno sfondo animato da una densa materia pittorica, che l’artista stende sulla tela con stratificazioni e cancellazioni successive. Le immagini prendono così forma attraverso un paziente e studiato uso degli elementi basilari della pittura, della luce e dell’ombra, dei pieni e dei vuoti, del segno e della materia. Nel 1983 l’artista stabilisce il suo studio nell’ex Pastificio Cerere a San Lorenzo, dove l’anno successivo partecipa alla mostRa Ateliers curata da Achille Bonito Oliva. Tra metà anni Ottanta e inizio anni Novanta, oltre alle numerose mostre tenute in Italia, Pizzi Cannella espone con sempre maggiore frequenza all’estero a New York, a Berlino, a Basilea, a Parigi. Negli stessi anni la sua ricerca comincia ad articolarsi per ampi cicli di opere. I primi abiti (Sospeso per amore, 1984), i Ferri battuti (1986), i vasi (La salle du Verre, 1987), il Bagno turco (1990), i Diari di guerra (1991), i Fiori secchi (1995) e i Gioielli (1995): una raccolta di immagini dai tratti essenziali, tracciate rapidamente sulla tela, private da ogni elemento superfluo, al fine di renderle il più possibile evocative di una condizione esistenziale condivisa. Nel 1993 è invitato alla XLV Biennale di Venezia e nel 1996 alla Quadriennale di Roma. Nel 1997 tiene allo Spedale di Santa Maria della Scala di Siena la sua prima mostra antologica in un museo. Nel 2001 realizza un nuovo ciclo di opere, i Polittici. Nel 2004 presenta al Teatro India di Roma le Mappe del mondo e nel 2006, nell’ambito dell’ampia mostra che gli ha dedicato il Macro di Roma, l’ultimo ciclo Cattedrale.

Marco Tirelli nasce nel 1956 a Roma. Frequenta l’Accademia di Belle Arti e si diploma in scenografia con Toti Scialoja. Tiene la sua prima personale nel 1978 alla Galleria Deambrogi a Milano. Nel 1980 inaugura presso la Galleria De Crescenzo la prima mostra romana. In questi anni prende uno studio a San Lorenzo nell’ex Pastificio Cerere, dove, nel 1984, apre il suo studio al pubblico per la mostra Ateliers curata da Achille Bonito Oliva. Lo stesso anno espone per la prima volta a L’Attico di Fabio Sargentini, con cui inizierà allora una lunga collaborazione. Nel 1985 è per la prima volta negli Stati Uniti alla Annina Nosei Gallery di New York e nel 1986 è invitato alla Quadriennale di Roma. In una nuova personale a L’Attico, nel 1989, Tirelli presenta una serie di dipinti in cui forme geometriche elementari, che nei quadri degli esordi si accumulavano e si ripetevano sulla tela in una straniante moltiplicazione di punti di vista, appaiono isolate nello spazio mentre emergono dal fondo scuro delle tele. Luce e ombra, pieno e vuoto, sono alcuni dei contrasti attraverso cui l’artista da allora costruisce le immagini dei suoi dipinti. Particolari di strutture architettoniche, corpi geometrici, regolari e irregolari, o semplicemente piani e linee che appaiono sospesi in uno spazio indefinito. Nel 1990 partecipa alla Biennale di Venezia con una sala personale. Nel 1992 la Galleria Civica di Modena gli dedica la prima ampia antologica. Nel 1997, nella mostra Luce, ombra, regola, presenta alcuni polittici, in cui la visione si svolge e si articola nel passaggio da una superficie all’altra dei dipinti. Lo stesso avviene per l’allestimento nello spazio Volume! a Roma (2003), dove la pittura raggiunge una vera e propria dimensione ambientale. Nel 2002 l’Institut Mathildenhöhe di Darmstad gli ha dedicato un’importante personale dal titolo Das Universum der Geometrie, presentata l’anno successivo alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna.

Dal 16 maggio al 27 settembre 2009

Mart, Corso Bettini 43, Rovereto (TN)

Italia Contemporanea. Officina San Lorenzo

Artisti: Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio, Piero Pizzi Cannella, Marco Tirelli

A cura di Daniela Lancioni

Vernissage: venerdì 15 maggio, alle ore 18:00

Orario: mar– dom. 10.00- 8.00, ven. 10.00 - 21.00, lunedì chiuso

Biglietti: intero euro 10, ridotto euro 7

Organizzazione: Mart in colaborazione con Provincia autonoma di Trento - Assessorato alla Cultura, Comune di Trento e Comune di Rovereto

Info: tel. 800397760
info@mart.trento.it
www.mart.trento.it

Nell'immagine: Bruno Ceccobelli - Hurra, 1988, tecnica mista su legno, cm 220 x 270, Mart, courtesy dell’artista