Robert Pan - Geometrie dell’infinito

Dal 25 marzo al 27 aprile 2011
  
L’arte di Robert Pan ha origine dalla concretezza dell’arte, da quel suo essere profonda manualità legata ad una progettualità interiore, spirituale. La lunga elaborazione dei lavori fa risaltare ancora maggiormente la profondità delle opere, una sensazione di sconfinamento si avverte davanti agli strati di resine che affiorano per sottrazione in forma puntiforme. Giustamente si è parlato a proposito dei lavori degli ultimi 4-5 anni di “Costellazioni” perché l’impressione immediata legata al colore e alla sua pastosità, s’illumina di memorie cosmiche, d’ immagini di galassie in espansione, qualcosa che ha una memoria sia nella scienza che nell’immaginario infantile. Non vi è freddezza in questi lavori e non vi potrebbe mai essere nel lavoro di Robert Pan perché la sua ricerca é rigorosa e controllata ma durante l’elaborazione dell’opera, durante quello scavo continuo degli strati di resine e metalli, avviene che l’elaborazione di un’ idea si confronti continuamente con il lavoro emozionale di scavo: quasi un archeologia della materia e del colore.
Il segreto di questa qualità sta proprio nella sedimentazione, nel fatto che l’artista si confronti continuamente con uno spostamento sempre ulteriore del punto di arrivo. Il suo lavoro non si ripete mai, rimane vicino ad una poetica dei materiali e dell’astrazione calda, ma sa coniugare gli aspetti della novità con quelli di un’assecondare uno stream di forte presenza dell’opera, della sua irrinunciabile presenza ed energia. Poi negli ultimi lavori appare soprattutto ad una media distanza di visione la forma del quadrato, quasi un omaggio all’Homage to the square di Josef Albers. E questo apparire, quasi affiorare di una geometria sottostante che a sua volta viene ridefinita dai punti colorati, è esattamente la distanza che c’è tra la sua scelta di astrazione e quella proprio di un maestro dell’arte concreta. Si tratta ancora una volta di guardare quello che c’è, come a dire che ogni connotazione o metafora, hanno un senso in seconda battuta, all’origine c’è solo l’enigma dell’opera. Anche l’indefinibilità tra pittura e scultura è esattamente un allargamento di quel concetto di concretezza che si allarga anche otre la superficie e che nega giustamente ogni forma di mimesi. Il quadrato è allora un target interno alla storia dell’arte, forse una porta della conoscenza, un simbolo di attraversamento.

(Valerio Dehò)

Scheda Evento

Location:
Galleria Goethe 2, Via Dei Cappuccini 26a - BOLZANO
A cura di:
Valerio Dehò
Tel.:
0471323938