Elogio del dubbio al Centro d'Arte Contemporanea Punta della Dogana

E20
Dal 10 aprile in mostra venti artisti della François Pinault Collection

VENEZIA - Dal 10 aprile al 31 dicembre, la François Pinault Foundation presenta al Centro d'Arte Contemporanea Punta della Dogana la mostra Elogio del dubbio, curata da Caroline Bourgeois, che raccoglie opere storiche e nuove produzioni di una ventina di artisti che indagano la sfera del turbamento, la messa in discussione delle certezze in tema d’identità, il rapporto tra la dimensione intima, personale, e quella dell’opera.

VENEZIA - Dal 10 aprile al 31 dicembre, la François Pinault Foundation presenta al Centro d'Arte Contemporanea Punta della Dogana la mostra Elogio del dubbio, curata da Caroline Bourgeois, che raccoglie opere storiche e nuove produzioni di una ventina di artisti che indagano la sfera del turbamento, la messa in discussione delle certezze in tema d’identità, il rapporto tra la dimensione intima, personale, e quella dell’opera.

La mostra si affianca all'altro evento espositivo, sempre curato da Caroline Bourgeois, dal titolo Il Mondo vi appartiene che, dal prossimo 2 giugno 2011, a Palazzo Grassi, proporrà un diverso punto di vista, mettendo in discussione i limiti tradizionali della geografia e dell’arte e il nostro rapporto tra l’altro e il mondo e ospiterà una quarantina di artisti provenienti da 20 paesi con una selezione di opere la maggior parte delle quali mai mostrate nelle precedenti esposizioni della Collezione François Pinault.

La mostra Elogio del dubbio presenterà una selezione di opere realizzate da circa venti artisti, più della metà delle quali mai mostrate nelle precedenti esposizioni della Collezione François Pinault a Venezia. Tra gli artisti invitati figurano: Adel Abdessemed, Marcel Broodthaers, Maurizio Cattelan, Dan Flavin, Subodh Gupta, David Hammons, Roni Horn, Thomas Houseago, Donald Judd, Edward Kienholz, Jeff Koons, Paul McCarthy, Julie Mehretu, Bruce Nauman, Sigmar Polke, Thomas Shütte, Elaine Sturtevant, Tatiana Trouvé, Chen Zhen. Speciali creazioni di Julie Mehretu e di Tatiana Trouvé saranno appositamente realizzate per la sede di Punta della Dogana.

La mostra Elogio del Dubbio propone un percorso tematico sulla forza e sulla fragilità della condizione umana, a partire da una selezione di opere della Collezione François Pinault. Appoggiandosi a opere intensamente emblematiche degli anni Sessanta la mostra, che si sviluppa sino a comprendere i lavori più contemporanei, tende a celebrare il dubbio nei suoi aspetti più dinamici, ovvero la sua forza nello sfidare i pregiudizi, le convinzioni, le certezze. L’idea è di aprire il campo a tutti gli interrogativi possibili per valicare i limiti che ognuno di noi si pone, tentando di reinventare lo sguardo che abbiamo su noi stessi e sul mondo che ci circonda. La specificità dell’architettura di Punta della Dogana costituisce un’ulteriore accentuazione. Ogni artista è presentato nell’ambito di uno spazio dedicato e tuttavia aperto agli altri, grazie alle trasparenze e ai passaggi propri di quel luogo. Questa connessione continua contribuisce a creare un originale confronto tra i differenti punti di vista espressi (radicali, impegnati, sensibili, insolenti…). Questa esposizione bene illustra la passione e l’impegno del collezionista François Pinault che ha l’audacia di uscire dai percorsi più evidenti e più prevedibili. La mostra rende testimonianza anche circa il livello di implicazione degli artisti nella realizzazione delle opere in situ, in particolar modo per Julie Mehretu e Tatiana Trouvé, e della speciale partecipazione attiva di alcuni di loro alla selezione delle opere. L’approccio minimale delle sculture di Donald Judd e Dan Flavin, all’ingresso in mostra, tende a fondere l’estetica nella sensazione, mentre i trofei deviati di Maurizio Cattelan e David Hammons, divenuti ormai emblematici della prima sala di Punta della Dogana, tentano di afferrare il senso di questa insopprimibile voglia di possesso, segno esteriore di un certo potere. Nell’ambito di un’altra sequenza, Roxy di Edward Kienholz, prima installazione dell’artista (1962) e caposaldo della storia dell’arte contemporanea, si interroga sulle pulsioni inespresse dell’uomo. L’artista getta una luce cruda su certe realtà attraverso la riproduzione di una casa di tolleranza, mostrandone la brutalità. Con lo stesso spirito Paul McCarthy porta uno sguardo ironico su clichés come la donna-oggetto e l’uomo conquistatore. La questione della violenza di gruppo è approcciata da una figura “tutelare”, Marcel Broodthaers, che con Decor propone la messa in scena dei resti del teatro delle nostre guerre, mentre un giovane artista, Thomas Houseago, presentato qui per la prima volta, riprende l’idea della figura umana nella sua assurdità. Al limite tra la solidità e una straordinaria fragilità, Well and Truly (2010) di Roni Horn propone un’esperienza fisica che scuote tutte le certezze identitarie. Il gruppo dei nove giacenti di Maurizio Cattelan All (2008) invita alla riflessione sull’annientamento dell’individualità nella morte.  Come prolungamento a queste domande esistenziali, le installazioni di Chen Zhen affrontano le nozioni di tradizione, esilio, sopravvivenza. Proseguendo, Thomas Schütte, con le sue fantomatiche figure, prende in esame la complessità delle relazioni tra lo spazio privato, soggettivo, e lo spazio pubblico, inevitabilmente politico. L’eccezionale insieme di Sigmar Polke, Axial Age, che a Punta della Dogana sembra aver trovato la propria naturale dimensione, si appoggia su riferimenti classici per bruciarne la temporalità. Elaine Sturtevant, facendo sua l’esposizione storica e iconica di Marcel Duchamp, propone un dibattito sulla questione dell’originalità, dall’aura e del potere (mascolino) dell’oggetto come opera d’arte. La nozione di oggetto e del suo statuto nell’arte è successivamente affrontata dalla serie Popeye di Jeff Koons, attraverso la proposizione in chiave pop di una vita ideale, oppure, secondo tutt’altre modalità, nelle opere di Subodh Gupta, che si interroga sul mondo globale e multiculturale nel quale viviamo.

La grande sala centrale di Punta della Dogana, detta comunemente Cubo, accoglie una delle due produzioni appositamente commissionate per la mostra, quella di Julie Mehretu. L’artista ha realizzato due grandi quadri, che si nutrono di un lungo lavoro di ricerca sulla storia della città di Venezia, sulla sua architettura e le sue radici, ma anche sulla storia dell’arte e della filosofia rinascimentale. L’altra opera appositamente concepita e prodotta per l’esposizione è quella di Tatiana Trouvé. Catalizzando l’attenzione sulla nozione di lavoro, sulla percezione di “fuori” e “dentro”, sulle tracce del tempo, l’artista si è appropriata del solo spazio che ricorda la destinazione d’uso iniziale della Dogana da Mar (luogo di entrata e di uscita delle merci), ripensato come luogo di passaggio delle sue stesse opere e dei loro fantasmi. Adel Abdessemed affronta le conseguenze dei gesti o delle riflessioni, spesso politiche, traducendo in “opera” le questioni della nostra epoca. A Elaine Sturtevant è affidato il compito dell’ultima parola, alla fine del percorso, con un ambiente ispirato a Felix Gonzalez Torres e il video Finite Infinite (2010) che ci mostra un cane la cui corsa sfrenata rinvia ad alcune delle nostre vane ossessioni. (Caroline Bourgeois Curatrice dell’esposizione)

Caroline Bourgeois ha curato numerose esposizioni internazionali, tra cui Valie Export (2003), Joan Jonas (2005), Loris Gréaud (2006), Adel Abdessemed (2007), l’Argent (2008), Cao Fei (2008), come pure numerose mostre della Collezione François Pinault all’estero: Passage du Temps (2007) a Lille, Un certain Etat du Monde (2009) a Mosca, Qui a peur des artistes? (2009) a Dinard.

Dal 10 aprile al 31 dicembre 2011

Centro d'Arte Contemporanea Punta della Dogana, Dorsoduro 2 - VENEZIA

Elogio del dubbio

Artisti: Adel Abmessemed, Marcel Broodthaers, Maurizio Cattelan, Dan Flavin, Subodh Gupta, David Hammons, Roni Horn, Thomas Houseago, Donald Judd, Edward Kienholz, Jeff Koons, Paul McCarthy, Julie Mehretu, Bruce Nauman, Sigmar Polke, Thomas Shütte, Elaine Sturtevant, Tatiana Trouvé, Chen Zhen

A cura di Caroline Bourgeois

Vernissage: venerdì 8 aprile, alle ore 10.30 – 16.00 su accredito

Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00. Chiuso il martedì.

biglietti: Il biglietto d’accesso per i due siti è valido tre giorni - Biglietto intero: 20€ per la visita dei 2 siti / 15€ per la visita di un sito - Biglietto ridotto 1: 17€ per la visita dei 2 siti / 12€ per la visita di un sito - Biglietto ridotto 2: 14€ per la visita dei 2 siti / 10€ per la visita di un sito Ogni mercoledì, ingresso libero per i veneziani (su presentazione di carta d’identità o tessera I MOB).

Info: François Pinault Foundation Venezia

tel. 199139139

www.palazzograssi.it

Nelle immagini: Elaine Sturtevant, Duchamp 1200 Coal Bags, 1973-1992 Courtesy Sturtevant - Courtesy Musée d'art moderne de la ville de Paris et Galerie Thaddaeus Ropac - Paris Salzbourg Photo © Pierre Antoine

Edward Kienholz,

Roxys (detail), 1960-1961, Photo by Cathy Carver, © 2011 Kienholz Courtesy of David Zwirner, New York and L.A. Louver, Venice, California